A volte si susseguono nelle nostre giornate incontri o eventi a cui senti di dover dare un significato particolare e dove ti appare chiaro che le cose si legano insieme e senti la necessità di fermarle, di provare a scriverle perché le sensazioni e le emozioni provate non si perdano.
Un foglio, una penna, o nell’era della tecnologia un computer, sono quello che serve per non lasciar scappare via ciò che senti e reputi importante per te, e che magari può essere fonte di riflessione anche per altri.

Pensavo tutto ciò mentre ero in macchina ascoltando la bella canzone di Zucchero dal titolo “un’altra storia”.
Ho affrettato il ritorno a casa perché volevo scrivere ciò che la mia mente stava immaginando.
Le cose accadute in questi giorni che ho immaginato e pensato ascoltando la canzone di Zucchero, sono queste: il ricordo di Emma Bonino da parte di Enrico Letta di due giorni fa, la cena a casa mia con due ragazzi stranieri, Sylla e George di ieri l’altro, l’incontro con Mimmo Lucano di ieri sera e le parole del Sindaco di Terranuova Bracciolini Sergio Chienni per il suo saluto al sindaco di Riace.

Nel suo ricordo di Emma Bonino Enrico Letta, che l’ha voluta nel suo governo come ministro degli esteri, ha parlato di quanto lei si sia spesa nel progetto Mare Nostrum, l’operazione fatta dopo la strage di migranti di Lampedusa, a guida italiana con il compito principale di salvare le vite umane dai naufragi delle barche e delle carrette del mare.
Nel breve tempo in cui Mare Nostrum restò in piedi, furono decine di migliaia le vite salvate.
Letta ha ricordato gli incontri di Emma Bonino con le principali cariche della Marina Militare per definire i dettagli di quel progetto e ricordato le sue parole: “prima salviamo le persone e poi affrontiamo il tema della loro accoglienza”.
Enrico Letta ha ricordato e rivendicato quell’operazione (poi venuta meno e sostituita da un’operazione europea e da scelte molto diverse da parte dei governi successivi, anche a guida di centro sinistra), davanti allo sguardo di Giorgia Meloni.
Le telecamere hanno più volte “giocato” su di lui e di lei durante il racconto dell’ex premier, soffermandosi sui loro sguardi.

È tutta un’altra storia quella dell’attuale premier, che dopo la strage di Cutro avvenuta poco tempo dopo il suo insediamento, ha praticato scelte politiche ben diverse, giustificate dalla scelta di combattere gli scafisti, ma che hanno portato a un minor controllo del mare da parte della nostra difesa, all’aumento dei dispersi nel Mediterraneo, e per i migranti appena salvati, la ricerca di “porti sicuri” con odissee prolungate lungo i nostri mari, o alla loro riconsegna nelle mani della guardia costiera libica e al loro ritorno a uno stato di prigionia e tortura.
Emma Bonino e Giorgia Meloni sono veramente due mondi diversi, tra chi per prima cosa vede una vita umana da salvare e chi pensa a salvaguardare i “confini” della patria.

Sono da alcuni anni tutore di minori stranieri non accompagnati.
L’altra sera erano a cena da me Sylla, un ragazzo maliano di 16 anni, arrivato in Italia due anni fa che oggi frequenta la seconda classe dell’istituto alberghiero a Figline Valdarno e gioca a calcio nell’Aquila Montevarchi e George, un ragazzo egiziano che da qualche mese è diventato maggiorenne, arrivato in Italia un anno e mezzo fa, che a giugno ha superato l’esame di terza media, oggi frequenta un corso professionale di idraulica a Firenze e a giorni inizierà il servizio civile.
Due ragazzi splendidi, bravi, che hanno voglia di sognare e costruirsi un futuro nel rispetto delle nostre regole.

L’altra sera mi sono emozionato ad ascoltarli, a raccontarsi, a parlare delle loro storie di ragazzi nel Mali e in Egitto, dei loro giochi da bambini, dell’amore verso i loro nonni, genitori e fratelli, delle perdite grandi che così piccoli, hanno dovuto già vivere tra i loro affetti, del loro giocare scalzi a pallone, del loro fuggire da chi, poco più che bambini, li voleva sfruttare e far lavorare, senza fargli frequentare nessuna scuola.
Mentre li ascoltavo, ho pensato a che cosa hanno di diverso dai nostri figli, di quanto forte sia per loro la mancanza della loro famiglia, dei viaggi interminabili e pericolosi compiuti per arrivare fino a noi.
Se entriamo nelle loro storie, cambia tutto.
La politica ci parla di numeri perchè i numeri facciano prevalere in noi il sentimento della paura.
Se li ascoltiamo ci immedesimiamo in loro, scatta in noi l’empatia che ci apre e far venir meno la paura.
Quella serata a cena da me, così come è avvenuto le altre volte che ci siamo visti e frequentati, non sono io che offro loro una cena o un incontro, sono loro che danno una scossa positiva alla mia vita, mi aprono al mondo.

Sono un regalo, un dono che mi fa emozionare.
Anche questa è un’altra storia, che tante persone della mia età si potrebbero regalare, consapevoli delle cose belle, ma anche delle difficoltà e i tanti problemi che si incontrano in queste esperienze, ma che vale la pena di provare a vivere.
Cosa c’è di più bello di aiutare un ragazzo in difficoltà a spiccare il volo…
Ieri sera era qui in Valdarno Mimmo Lucano e con lui la sua storia di accoglienza di Riace.Il vento, come racconta lui, anni fa portò sulla spiaggia del suo piccolo paese in Calabria, un barcone con oltre 200 profughi curdi che fuggivano dalla guerra e dalla miseria.
Un vescovo aprì il suo convento per accoglierli, lui gli diede una mano.

Quel vento è quella barca hanno cambiato la sua vita.
Da lì, una volta eletto Sindaco di Riace, nasce il progetto di accoglienza in un paese che stava morendo e che aprendo le porte ai migranti, trova un modo nuovo di fiorire.
Mimmo diventa talmente famoso che addirittura un anno una rivista straniera lo individua tra le 50 persone più influenti al mondo, ma qualche tempo dopo si ritrova con una condanna a 13 anni di prigione.
Oggi quella condanna, dopo varie sentenze passate in giudicato, è di 18 mesi (con pena sospesa) per un reato di falso per una sola delibera legata all’accoglienza, essendo decadute tutte le accuse più gravi.Intanto è stato riammesso a fare il sindaco ed è parlamentare europeo.
Credo che il vero “reato” commesso da Mimmo Lucano sia quello di aver agito per troppa umanità, guardando al bisogno delle persone e al desiderio di creare nel suo borgo una nuova forma di comunità.

Ma anche qui conta lo sguardo con cui si guarda a questa vicenda umana e si può raccontare un’altra storia.
L’altra storia è quella di chi ha negli occhi quella barca che arriva in una spiaggia sospinta dal vento dove tu incroci gli occhi di chi scende da quel relitto, ascolti le loro storie e ti fai travolgere da quell’umanità che è talmente forte che non ti soffermi sulle singole leggi o norme, ma dai spazio a quella che una volta chiamavamo solidarietà e dignità, voglia di vedersi realizzare il sogno di chi spera in una nuova opportunità.
Solidarietà, dignità, rimozione di ciò che impedisce di realizzarsi come persone, sono tutte cose scritte nella nostra Costituzione e valgono per tutti coloro che si trovano ma vivere nel nostro paese senza distinzione di sesso, colore, religione, idea politica.

Ieri sera Mimmo Lucano era stanco, forse per il suo tanto viaggiare e spendersi ancora nei racconti; in quegli occhi però mi sembrava di vedere la stanchezza anche di chi si è sentito per lungo tempo soffocare da una politica che ha provato a togliergli il respiro pur di far emergere le sue priorità e di non far sparire la paura tra la gente.
Bisogna essere persone tristi per volere tutto ciò, persone che non desiderano il bene della propria comunità o del suo paese.
Un modo di fare politica che spegne i sogni e le speranze della gente.

Ma io vorrei invece continuare a sognare e sempre durante questa serata con Mimmo Lucano “catturo” una frase detta dal Sindaco di Terranuova Sergio Chienni che mi è piaciuta tantissimo.
Riferendosi sempre ai migranti Sergio ha detto che “non si deve guardare da dove vengono i migranti, ma pensare a dove insieme si può andare”.
L’altra storia sta tutta qui, in questo cambio di prospettiva, in questo sguardo nuovo che da un lato ci permette di avere gli occhi di Emma Bonino pensando prima di tutto a salvare delle vite, a capire i sogni di Sylla e George e metterli nelle condizioni di realizzarli, avere sindaci e politici che sappiano creare comunità nuove e senza paura.
La canzone di Zucchero a un certo punto dice:
non è vero che il cielo è nero
amerai, amerò
la nostra storia è un’altra storia…

Il mio augurio per tutti noi è che riusciamo ad aprirci al mondo, sconfiggendo quella visione di una politica che vuole che il migrante susciti in noi la paura di chi viene a minacciarci, lasciando spazio alla possibilità che insieme si possa invece fare un pezzo di strada insieme per costruire una maggiore reciproca felicità.
Questa potrebbe essere un’altra storia, la nostra storia…
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